Il comandante partigiano Bruno Brandellero, nato a Valli del Pasubio nel 1922, fu ucciso dai nazifascisti a Marano Vicentino il 26 giugno 1944, immolandosi per salvare la vita a 17 civili già destinati alla fucilazione. Già onorato per il suo sacrificio con la Medaglia d’Oro al Valor Militare e con la Medaglia d’Oro della Provincia di Vicenza, Brandellero sarà celebrato martedì 11 marzo prossimo come “Giusto dell’Umanità”, con una cerimonia in programma nel Giardino di Monte Stella a Milano. In vista di quell’evento, Accademia Olimpica, Anpi, Istrevi e i Comuni di Schio, Valli del Pasubio e Marano Vicentino organizzano in sua memoria un convegno nell’Odeo del Teatro Olimpico di Vicenza, con inizio alle 16.30, che darà il via a un programma di celebrazioni che proseguirà, dopo l’appuntamento a Milano, con una serie di altri incontri sulla Resistenza tra aprile e maggio, per concludersi domenica 14 giugno con una cerimonia commemorativa al Monumento Vallortigara di Valli del Pasubio.
Interventi di Marcello Flores, Mirco Carrattieri e Ugo De Grandis
Il convegno nell’Odeo dell’Olimpico vedrà la partecipazione di tre studiosi, chiamati ad approfondire la figura e il significato della scelta di Brandellero, calandoli nel quadro della Resistenza nel territorio vicentino.
Introdotto e presieduto da Giovanni Luigi Fontana, presidente dell’Accademia Olimpica, dopo alcuni interventi istituzionali da parte di rappresentanti dell’Anpi e dei Comuni coinvolti, il convegno proseguirà con lo storico Marcello Flores, che si soffermerà sulla lotta al nazifascismo e sulla responsabilità verso i civili, rifacendosi in particolare al fulgido esempio di Brandellero. A seguire, Resistenza senza eroi. Perché gli uomini sono uomini, ma guardano la vetta e il paesaggio sarà il titolo del contributo di Mirco Carrattieri, direttore generale dell’Istituto Nazionale «Ferruccio Parri» di Milano, mentre lo studioso Ugo De Grandis illustrerà lo scontro a fuoco avvenuto a Vallortigara il 17 giugno 1944, il conseguente rastrellamento e il sacrificio di Brandellero, catturato, torturato e infine ucciso nove giorni dopo. Il convegno sarà concluso da Alba Lazzaretto, accademica olimpica e vicepresidente dell’Istrevi.
Ingresso libero. Per informazioni scrivere a segreteria@accademiaolimpica.it.
NOTA BIOGRAFICA
di Ugo De Grandis
Bruno Brandellero, nato a Valli del Pasubio il 19 gennaio 1922 in una famiglia di agricoltori, era inquadrato in un reparto di Sanità a Monselice allorché, l’8 settembre 1943, fu diffusa la comunicazione dell’armistizio. Fuggito dalla caserma, trascorse l’inverno nascosto in contrada, disertando i bandi di chiamata alle armi della Repubblica sociale.
Nella primavera del 1944, dopo lo scioglimento delle nevi, con il nome di battaglia “Ciccio” entrò nella pattuglia di Sant’Antonio, comandata da Domenico Roso “Binda”, che si stanziò nell’alta-media Val Leogra, stringendo rapporti con gli abitanti delle contrade e organizzando basi e depositi di armi e viveri.
Dopo la morte in un’imboscata di “Binda”, avvenuta l’8 maggio, Bruno fu eletto nuovo comandante. La pattuglia portò a compimento un’importante azione domenica 11 giugno: la cattura di un ufficiale di grado superiore, proveniente da Monfalcone, che recava con sé i progetti di due armi innovative, i quali, tramite staffette, furono inviati al Comando Militare Regionale di Padova e quindi al Comando alleato in Svizzera, che tributò un encomio solenne alla pattuglia.
Pochi giorni dopo ricevettero l’ordine di trasferirsi sulla sinistra Leogra, portandosi a Contrà Vallortigara, dove una staffetta li avrebbe attesi per condurli al Comando del Btg. “Apolloni”.
Giunti in contrada nel tardo pomeriggio del 16 giugno, dopo una lunga marcia sotto la pioggia, attesero inutilmente l’arrivo della staffetta, bloccata a valle dall’inizio del rastrellamento da tempo preparato per ripulire definitivamente un’ampia zona dalle bande partigiane. Bruno e i suoi uomini furono invitati a fermarsi a trascorrere la notte in un fienile, mentre uno dei capifamiglia avrebbe fatto la guardia. Ma un plotone di rastrellatori, avvertito da un contadino dei dintorni, sorprese i partigiani in contrada all’alba dell’indomani. Iniziò uno scontro a fuoco, protrattosi per cinque ore, che provocò due morti e due feriti gravi tra i partigiani e cinque morti tra i nazifascisti.
Dopo la fuga dei partigiani sopravvissuti, i rastrellatori appiccarono il fuoco alle abitazioni, conducendo davanti alla fontana, posta all’ingresso della contrada, gli abitanti: 17 uomini e donne dai 6 ai 73 anni. Quando fu chiaro che su di loro stava per abbattersi la rappresaglia, dal folto del bosco uscì Bruno, gridando che i civili non avevano colpa, che li aveva costretti lui a ospitarli, che li lasciassero andare e prendessero lui al loro posto. I civili furono risparmiati e Bruno fu legato dietro a un cavallo e condotto a Valli del Pasubio, dove incontrò la sorella Ester, alla quale confidò di andare sereno incontro alla morte perché aveva salvato la vita agli abitanti.
Poi fu condotto alla caserma del 263° Ost Bataillon di Marano Vicentino, dove fu torturato per 9 giorni di seguito, nel tentativo di strappargli i nomi dei suoi compagni di pattuglia, dei comandanti e delle contrade che avevano loro offerto supporto nei mesi precedenti. Ma Bruno non cedette alle torture, suscitando l’ammirazione dell’interprete che assisteva agli interrogatori, finché, stanchi di accanirsi su di lui senza risultato, lo fucilarono al cimitero di Marano Vicentino la sera del 26 giugno.
Nel 1953 la Presidenza del Consiglio dei Ministri assegnò a Bruno Brandellero la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Un’altra Medaglia d’Oro gli fu assegnata nel 1965 dalla Provincia di Vicenza, l’anno successivo il Diploma alla Memoria dell’Istituto del Nastro Azzurro e ora questo nuovo prestigioso riconoscimento di “Giusto dell’Umanità”, che viene concesso a tutte le figure esemplari di resistenza morale che in ogni tempo e in ogni luogo della Terra si sono battute per salvare vite umane, per difendere i diritti umani e la dignità della persona, durante i conflitti e i genocidi.



